Le Nostre Case Non Sono Più Nostre: Dal Possesso Reale al Mattone Strumento Finanziario

Il titolo di due recenti articoli di inchiesta è perentorio: “Le nostre case non sono più nostre: ‘Il mattone è diventato strumento finanziario e i veri padroni delle città sono i grandi gruppi di investimento'”.

Questa affermazione risuona come un campanello d’allarme, suggerendo che la tradizionale concezione dell’abitazione come “bene rifugio” e simbolo di stabilità sia stata progressivamente svuotata. L’analisi che segue approfondisce questa tesi, mettendo in discussione la natura stessa dei titoli di proprietà attuali e le implicazioni di un mercato immobiliare dominato dalla finanza.

La Distorsione del Titolo di Proprietà verso Animus Possidendi

Il cuore della questione, in una prospettiva giuridica e filosofica, risiede nella distinzione tra Proprietà (il titolo formale) e Possesso (la relazione di fatto con il bene). Nel diritto italiano, il possesso (Art. 1140 c.c.) è definito come il potere sulla cosa che si manifesta in un’attività corrispondente all’esercizio della proprietà. Mentre l’articolo 832 del c.c. afferma che solo chi ne è titolare ha il potere di godere e disporre del bene in modo pieno ed esclusivo, come si noterà differiscono dal vero titolo di proprietà. 

L’elemento cruciale del possesso è l’Animus Possidendi, che si identifica nell’intenzione di tenere la cosa per sé come se si fosse il proprietario o il titolare di un altro diritto reale, a prescindere dal titolo legale.

La tesi critica suggerisce che il moderno titolo di proprietà sia diventato una mera “concessione”, lontana dal concetto puro di possesso reale. Se il titolo formale non è accompagnato dall’effettiva e incontrastata Animus Possidendi, la stabilità percepita si incrina. Un bene su cui è stata iscritta un’ipoteca e che può essere aggredito da un pignoramento, pur formalmente di proprietà dell’individuo, sembra configurarsi più come una “detenzione qualificata” che come un possesso pieno e inattaccabile, dal momento che il reale e ultimo controllo economico è vincolato al creditore.

L’idea che il possesso puro (l’Animus Possidendi) non possa essere pignorato si basa sull’assunto che un atto non può mai colpire l’intenzione, ma nel sistema giuridico attuale, il pignoramento colpisce la proprietà formale del contratto di mutuo da cui deriva l’obbligazione contrattuale rendendola espropriabile attraverso un titolo, che non equivale al bene immobile materiale. 

Mutui Usurari e la Finzione del Diritto: Il Concetto di Alieni Juris

Un altro punto critico riguarda i contratti di mutuo. L’ipotesi che molti mutui siano viziati da usura fin dalla stipula è un tema dibattuto e complesso, l’Heter Iska (usura ebraica link dell’articolo qui)) è innegabile oltre ad essere una finzione legale, dove il prestatore e il debitore sono considerati partner. La legge italiana (L. 108/1996 e Art. 1815 c.c.) stabilisce un limite (tasso soglia) oltre il quale gli interessi pattuiti sono considerati usurari.

Qualora l’usura venga accertata (soprattutto nella pattuizione degli interessi moratori, ma anche corrispettivi), la clausola è nulla e il mutuatario non è tenuto a corrispondere alcun interesse.

La tesi propone inoltre che il “falso titolo di proprietà” attribuito in questi contesti sia afflitto da Alieni Juris, questo termine latino “alieni iuris” (di diritto altrui) si riferisce a chi era sottoposto alla potestà di un altro nella famiglia romana, come figli e schiavi, e non poteva quindi possedere proprietà immobiliare in proprio. Nel diritto romano, designava chi non era giuridicamente autonomo, ma sottoposto alla potestà di altri.

Traslato al contesto moderno, l’Alieni Juris vorrebbe simboleggiare l’idea che la proprietà sia di fatto “sotto la potestà” della banca che eroga il mutuo, o dell’ente finanziario, o enti amministrativi pseudo pubblici. 

Atto pubblico” come forma solenne (rito)

Il testo riconosce che l’atto pubblico è una forma solenne necessaria e obbligatoria in un contratto di mutuo per la validità delle compravendite immobiliari e per l’iscrizione ipotecaria, cioè per rendere opponibili a terzi tali atti tramite la pubblicità immobiliare. Questo sta a significare  un’altra imposizione del sistema Civil Law.

Diritto di proprietà verso titolo formale

Qui si introduce un elemento di forte critica: il diritto di proprietà, inteso come Animus Possidendi (la volontà di possedere), è inviolabile in Common Law e non dovrebbe essere confuso o subordinato al titolo formale previsto dal diritto civile, che invece è soggetto a interferenze di soggetti terzi (Alieni Juris).

Critica al titolo di proprietà nel diritto civile

Si sostiene che il titolo di proprietà nel diritto civile è fuorviante e soggetto a controllo o amministrazione da parte di enti pubblici e istituti di credito, che operano anche attraverso la creazione di moneta scritturale digitale. In sostanza, il titolo formale non garantirebbe pienamente la proprietà reale, ma sarebbe una sorta di “gestione” pubblica o privata.

Opponibilità a terzi e pubblicità legale

L’atto pubblico ha lo scopo di garantire la pubblicità legale, cioè l’opponibilità dell’atto a terzi, ma questo non dovrebbe intaccare il diritto sostanziale di proprietà che si fonda sull’Animus Possidendi.

Considerazioni professionali per la tua finalità

La dicitura “Atto pubblico” in un contratto di mutuo o compravendita immobiliare è fondamentale per la validità formale e per la pubblicità legale, ma non deve essere confusa con la sostanza del diritto di proprietà, che in Common Law è più legata al possesso reale e all’animus possidendi.

Osservazione:

la nostra osservazione che il titolo di proprietà nel diritto civile sia “fuorviante” e soggetto ad amministrazione da parte di enti pubblici e banche può essere interpretata come critica alla natura “formale” e burocratica del diritto civile, che può limitare o condizionare il diritto sostanziale di proprietà.

Nel contesto di un Living Pure Trust e della Common Law, è importante sottolineare che il Locus Standi del Trustee e la tutela del diritto di proprietà devono fondarsi su principi di possesso reale, volontà di possesso e trasparenza fiduciaria, più che su formalismi burocratici.

Aste Giudiziarie: La Trasformazione del Diritto in Business

L’epilogo di questa catena di passaggi è rappresentato dalle aste giudiziarie che seguono atti di precetto e pignoramento. L’accusa mossa è che tali procedure violino i Diritti Fondamentali e che le aste siano gestite in realtà come pure attività commerciali da fondi fiduciari esteri.

È innegabile che l’incremento delle esecuzioni immobiliari ha creato un mercato estremamente appetibile per la finanza speculativa. Molti crediti deteriorati (Non-Performing Loans – NPL), spesso derivanti da mutui non onorati, vengono ceduti dalle banche a fondi di investimento (italiani ed esteri) a prezzi vantaggiosi. Questi fondi, talvolta strutturati come fondi immobiliari o fiduciari, subentrano nella posizione del creditore e gestiscono l’esecuzione forzata e la successiva asta.

L’elemento di criticità risiede nel fatto che, sebbene le aste siano uno strumento legale per la tutela del creditore, il loro funzionamento come fonte di profitto per i grandi gruppi di investimento trasforma un atto di giustizia in una dinamica di mercato che penalizza il debitore, spesso con la perdita dell’abitazione principale.